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selenaismycall

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/12/2009, 15:18


Ecco la mia ultima Fan Fiction.
Personaggi: Selena Gomez, Jonas Bro, Demi Lovato.

Prologo

Sono seduta sul davanzale della finestra della mia camera. Un fresco venticello mi massaggia delicatamente le guance. Le pagine del libro che ho tra le mani vengono sfogliate da quella brezza di inizio estate. Quando leggo, non mi rendo conto della realtà che mi circonda. Mi isolo nella mia bolla personale e non mi accorgo più di niente. Mi succede così anche quando sono in compagnia del mio ragazzo.
Sono Selena Gomez. Ho 16 anni e vivo in California, con mia madre ed il suo compagno, nonchè il mio patrigno. Adoro stare a casa mia, giocare con i miei quattro cani e fare sport. L'unica cosa che odio? Naturale... La scuola! Soprattutto perchè non mi trovo per niente bene. Passo la maggior parte del tempo con il mio ragazzo e la mia migliore amica. Sono fantastici. Senza di loro sarei completamente persa.


~» 1 capitolo


Chiudo lentamente il libro che ho tra le mani. Si chiama “Twilight”, lo adoro. Mi rapisce sempre. Appoggio la testa all’indietro, sullo stipite della finestra, e sospiro. Chiudo per qualche istante gli occhi. Mi sento osservata. Infatti, giro la testa, e il volto del ragazzo seduto alla mia scrivania è rivolto verso di me. Mi fissa dolcemente. Non ha più lo sguardo sui libri di chimica che stava studiando. Si accorge della mia smorfia di perplessità e mi sorride maliziosamente. Rigiro la faccia, facendo finta di controllare se stia guardando proprio me, sorridente. Velocemente ritorno a osservarlo mi punto il dito sul petto ridendo.
- Stai guardando proprio me? - Dico, interrompendo una risatina. Lui scuote la testa, rassegnato. - Sempre la solita eh? - Alzo gli occhi al cielo, cercando di assumere una faccia angelica. - Sai, in questo libro un personaggio ha il tuo stesso nome.- Lui mi guarda, cercando di cogliere la mia espressione. - Almeno è simpatico?- Lo sapevo che mi avrebbe fatto questa domanda, cavolo. Cosa gli dico? Perché lo odio. Ma non mi sembra il caso di dirglielo. Così per non deluderlo cerco di essere il più convincente possibile: - Certo! - Mi alzo e saltello verso la sedia su cui è seduto lui. Subito allarga le braccia e crea più spazio tra sè e la scrivania, scorrendo delicatamente sul pavimento, grazie alle rotelle della sedia, facendomi posto. Mi accoccolo dolcemente sulle sue gambe e lui mi cinge con le sue braccia. Rivolgo il viso verso di lui e avvicino lentamente le sue labbra alle mie, spostando verso di me il suo mento, piano piano. Le nostre labbra si uniscono, morbide e sorridenti in un breve bacio, interrotto dal rumore del campanello. Subito ci stacchiamo e per pochi secondi i nostri occhi sono attratti tra loro. Sorrido e mi alzo, scendo correndo le scale. Arrivata al piano inferiore corro verso la porta. Mentre un altro squillo del campanello inonda la stanza. Rido, con una punta di nervosismo. D’altronde, è sempre lei, la mia migliore amica! So benissimo che è così, ma proprio per questo l’adoro. Spalanco la porta e Sheila per poco non mi travolge. Mi abbraccia talmente forte che non riesco quasi a respirare, né a muovermi. Forse proprio per questo lei è la più speciale, dolce, unica persona del mondo. Lei è la mia metà, come fosse una gemella. - Ciao Sheila! Vedo che oggi siamo su di giri!- Rimanendo sempre attaccate, mi guarda perplessa. -Come fai a non esserlo? Manca una settimana alla fine della scuola! Non sei contenta di cominciare una bella vacanza? - E’ fatta così la mia migliore amica, non riesco mai a smontarla, quando è di buonumore, niente la smuove. Rispondo come se entrambe sapessimo già la risposta - Lo sai, che odio le vacanze, soprattutto la vacanza. - Sheila mi guarda con aria scocciata, non le piace sentirmi dire queste cose, soprattutto quando critico le sue passioni più grandi, come questa. - Dai, non fare così! Non è poi così male quel posto! - Saliamo velocemente le scale, mentre con aria irritata cerco di risponderle gentilmente - Odio quel posto! Lo odio, lo odio, lo odio! Un mese lontano da casa, senza computer, senza tv, senza.. senza..- Arrivate al piano di sopra, Sheila si ferma di fronte a me e mi guarda con occhi confortanti. - Ammettilo che non ti piace soprattutto perché sarà senza..- Mentre termina la frase una testolina spunta dalla porta di camera mia, innocente. Sorrido all’istante. Sheila lo indica e alzando gli occhi al cielo conclude la frase - Senza lui!-.
Ha colto nel segno. Mi dispiace soprattutto lasciare il mio ragazzo, Jacob. Perché senza di lui tutto cambia, è tutto orribile. E partire senza di lui è ancora peggio. Lasciarlo qui, da solo. Che tragedia! Il sorriso svanisce all’istante al solo pensiero di quel giorno. Il giorno in cui dovrò partire per “Summer Dreams” il campo estivo dove tutti gli anni sono costretta ad andare. Fortunatamente quest'anno, almeno, mi accompagnerà Sheila. All’inizio, quando avevo cinque anni, era divertente, ma ora no! E’ una noia mortale e ci sono sempre persone odiose. Mi sale una rabbia dentro pensando le estate passate lì! Sheila sembra accorgersene e cerca di concludere. - Muoviamoci, altrimenti arriviamo in ritardo a scuola!- Jacob risponde prontamente -Certo! Ho la macchina, Sheila vuoi un passaggio?- Il volto della mia migliore amica si illumina mentre mi guarda sorridente e annuisce. Dopodichè mi afferra il polso e mi accompagna di sotto, all'ingresso. Prende al volo la mia Pinko e in un attimo sono sull'auto di Jacob, seduta accanto a lui, e lei è dietro di me. Ascoltano entrambi la musica che proviene dalla radio. Io invece, penso ancora a quell'orribile estate che mi aspetta.

E' l'una e un quarto quando mi siedo al tavolo laterale della mensa della scuola. Tutti gli studenti sono lì per mangiare, dopo una mattinata di lezioni. Nel tavolo con me siedono Jacob, Sheila, Vanessa e Joey. Tutti abbiamo un vassoio blu sotto gli occhi, con il pasto poggiato sopra. Lo scruto attentamente, per capire se è commestibile o meno. Anche gli altri sembrano fare lo stesso.
Nella sala c'è un chiasso assurdo, talmente tanta è la gente. Infatti, Joey, deve alzare il tono di voce e ripetere due volte la frase per farsi capire, ma alla fine tutti sentiamo quello che dice -Eccole, guardatele, le reginette della scuola! Si stanno avvicinando a noi.. cercate di ignorarle.- Nel momento in cui Joey finisce la frase, il nostro tavolo è circondato da cinque ragazze in divisa, con dei pon-pon tra le mani. Indossano una tutina aderente che per la maggior parte le scopre il corpo. Hanno le mani appoggiate sui fianchi, e la testa rivolta leggermente verso l'alto. Ci guardano con aria di superiorità. Sono loro, le cinque iene. Le cheerleader della nostra scuola. Ashley, Bella, Jennifer, Kate; Capitanate dalla ragazza più frivola, odiosa, stupida, civetta della scuola. Guarda attentamente prima me e dopo il mio piatto, ed esclama con la sua vocetta acuta -Oh Selena, ma mangi così tanti grassi?- Abbasso lo sguardo per pochi secondi, prima di rivolgermi a lei con voce il più irritata possibile. -Gentile come sempre eh, Demetria?-

Jacob was right. He’d been right all along. He was more than just my friend. That’s why it was so impossible to tell him goodbye — because I was in love with him. Too. I loved him, much more than I should, and yet, still nowhere near enough. I was in love with him, but it was not enough to change anything; it was only enough to hurt us both more. To hurt him worse than I ever had.
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bella *-*
continua

Portfolio <3


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clikkate
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vivo in un sogno..o..forse è un incubo
ma m piace viverci
vi prego nn svegliatemi mai

L'amore va vissuto nella sua interezza, porta gioia, scompiglio mentale e soprattutto tristezza, ma vale la pena di viverlo solo per quei piccoli attimi in cui senti che tutto è perfetto..
 
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selenaismycall

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~» 2 capitolo


Demetria, detta Demi è il capitano della squadra delle cheerleader. Dietro di lei, come cagnolini, le altre quattro. Mi squadrano mentre emettono risolini irritanti. Sheila mi prende la mano, sotto il tavolo e la stringe forte. Ci aiuta a scaricare la rabbia che ci viene solo guardando quelle iene. Ad interrompere il silenzio è Demi -Jacob! Ciao come va? Allora, la partita di domani?- Gli si avvicinò e poggiò sulle sue spalle, quelle odiose mani rigorosamente smaltate. Poi Demi mi fulminò con uno sguardo. Dal suo sorrisetto si poteva capire immediatamente le sue intenzioni. Da sempre quella ragazza vuole Jacob, e non perché le piaccia realmente, ma solo per farmi un dispetto. Fortunatamente, nonostante Demi sia una delle più carine della scuola, al mio ragazzo non interessa minimamente. Infatti in quel momento lui scosta le mani della iena e risponde con freddezza. -Certo che ci sarò, devo giocare!-. Rido sotto i baffi. Jacob è il capitano della squadra di rugby della scuola. Demi, un po’ delusa, ci saluta con un segno della mano e si allontana con le altre. Sheila non si trattiene dalla rabbia: -Quanto è odiosa quella ragazza! Quanto vorrei che oggi alle prove cadesse facendo la piramide!- Quell’immagine ci fece ridere. Vederla umiliata davanti a tutta la scuola.. un sogno!

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Sono le sette di sera ed io ho la testa che mi esplode. E’ un’ ora che tento di risolvere questo problema di matematica, ma niente. Sono negata. Chiudo con violenza il libro, sbuffando. Mi metto le mani tra i miei capelli mori. Mi alzo e mi sdraio sul letto. Chiudo gli occhi, ma vengo risvegliata dal suono del mio iPhone lilla: -Pronto? Sheila? Che succede? Calma, calma! Non capisco niente se parli così! Che succede? Aspetta, due minuti e arrivo!- Attacco velocemente la telefonata e balzo dal letto, afferrando la mia giacchetta preferita. Mi infilo le All Star ai piedi e corro giù per le scale. Mamma capisce dove sono diretta e mi chiede solo di tornare per cena. Annuisco e percorro velocemente i vialetti che mi separano da casa di Sheila, casa Jonas. Suono il campanello e subito la porta si spalanca. La mamma di Sheila, Mary mi sorride e mi indica le scale. Corro di sopra e arrivo nella camera di Sheila. Davanti a me la mia migliore amica cerca di trattenere le lacrime è seduta per terra, sul suo tappeto celeste. Una gamba però, è distesa in avanti. E, quasi non ci credo, è avvolta da un enorme gesso. Mi siedo accanto a lei e le tengo la mano stretta tra le mie dita: -Tesoro!Che è successo?Cosa hai fatto?- Lei alza lo sguardo dispiaciuta: -Sono caduta dal motorino tornando da casa di Joey, ero lì per fare matematica.- Le sorrido dolcemente, per confortarla. Mi dispiace tantissimo, sto per abbracciarla quando mi sorge un dubbio: -Ma quindi.. cioè.. Tra due settimane non potrai partire con me? Non verrai a “Summer Dreams”?- Sheila scuote la testa, mortificata: -Temo proprio di no- Poverina, non posso vederla così: -Dai, non preoccuparti, andrà tutto bene- Detto questo, ci abbracciamo, cercando di sorridere.

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Sono passati tre giorni da quando Sheila si è rotta la gamba. Non è ancora tornata a scuola, penso che domani però tornerà. Cerco di seguire la lezione di matematica, ma è una noia mortale. Così chiedo alla professoressa di uscire dall’aula, fingendo un malore improvviso alla pancia. Naturalmente lei mi da il permesso, controvoglia. Percorro i corridoi della mia scuola, puliti e vuoti. Alle pareti sono attaccati vari volantini che pubblicizzano iniziative e corsi. Ci sono anche quelli che festeggiano la vittoria della squadra, alla partita di due giorni fa. Io purtroppo non sono andata a vederla, perché non volevo lasciare Sheila sola a casa. Proseguo verso i bagni delle ragazze, lentamente, accompagnata dal rumore dei miei tacchetti sul pavimento.
Mi guardo un po’ in giro. Passo davanti al ripostiglio, e vedo la porta aperta. Che strano! Di solito è sempre chiuso a chiave.. Sento dei rumori provenire dall’interno di quella stanzetta minuscola. Mi avvicino e dalla fessura non esce nessuna luce, è semibuio. Mi fermo, con la mano appoggiata alla maniglia. Mi sembra di sentire dei bisbigli. Spalanco la porta bruscamente e mi blocco, pietrificata. La richiudo velocemente, con una violenza tale da invadere tutta la scuola con il rumore. Dopo aver sbattuto la porta mi giro e proseguo per il corridoio, verso il bagno. Non riesco a vedere niente, perché i miei occhi sono pieni di lacrime, che cerco inutilmente di trattenere. Calde gocce mi sfiorano gli zigomi, rigandomi le guance. I capelli sono scossi, mentre corro. Tengo le mani sul viso. Mi sento svenire, non mi sento più le gambe.
Non ci posso credere: Lui, il mio ragazzo, la persona di cui più mi fidavo, la mia ancora.. Non può essere vero. Ditemi che sto sognando. Ditemi che non l’ho visto davvero. Jacob, ma come ha potuto? Sento la sua voce che mi rincorre per la scuola, ma mi rifugio in bagno, a piangere.
Come è possibile? Non mi sarei mai immaginata di vederli insieme, abbracciati in quel modo, a baciarsi con tanta passione.
No, non è possibile, non Jacob e Demi.


~» 3 capitolo

Ormai è passata una settimana e mezza da quel giorno, ed è stato sempre peggio. Sento la sua mancanza, da morire. Nonostante quello che ho visto. Nonostante il fatto che lui mi abbia tradita. Nonostante io mi sia sentita uno schifo: rifiutata, disprezzata. L’unica persona con cui ho voluto parlare era Sheila. Solo lei è stata capace di aiutarmi, solo lei è riuscita a fare rinascere almeno un pochino tutta quell’autostima che avevo perso.
Il professore di recitazione mi riporta alla realtà: -Oltretutto alcuni di voi verranno al campeggio “Summer Dreams”, e lì potremo dedicarci alla recitazione e al canto quanto vorremo: Due settimane sono tante!- In questi giorni mi era quasi sfuggito di mente. Sheila non ci sarà, come farò senza di lei?! La chiamerò ogni frazione di secondo, ho deciso! La guardo. E’ seduta accanto a me e mi sorride:
-Mancano solo cinque giorni alla fine della scuola.- mi ricorda. Le rispondo ricambiando il sorriso: -Altri cinque giorni di tortura e dopodiché.. libertà!- Alzo un pugno verso l’alto, in segno di vittoria. Poi mi ritorna in mente il campeggio e abbasso lo sguardo. Il braccio scende delicatamente per appoggiare il gomito al banco, in modo che la mano mi sorregga la testa. Sbuffo, e Sheila mi accarezza la guancia: -Tranquilla, andrà tutto bene.- Ci alziamo velocemente mentre il suono della campanella rimbomba nei corridoi vuoti dell’istituto.

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Siamo tutti seduti a mensa. Gli altri ridono e scherzano. Sheila e Joey si accorgono del mio isolamento e mi chiedono elettrizzate: -Lena? Non sei contenta che fra quasi due ore suonerà quella maledetta campanella e quest’incubo finirà? E’ arrivata l’estate!- Le guardo imbronciata e loro capiscono immediatamente. Sheila mi prende la mano dolcemente: -Sele, non te la prendere. Vedrai che ti divertirai, vedrai che sarai felice quando tornerai dal campeggio. Conoscerai gente nuova, nuove persone, e perché no, un ragazzo!- Al solo pensiero di baciare qualcun altro che non sia Jacob mi viene da vomitare, ma preferisco non dirlo alla mia migliore amica. –Dai, Lena, pensa che non vedrai nessuno di questa scuola: niente cheerleader, niente famiglia. Lo sai che ci sono io con te, vero?- Mi guarda speranzosa, in attesa di un sorriso brillante. –Grazie mille, non so come farei senza di te-
Dopo un lungo abbraccio cerco di seguire il discorso che stanno facendo, ma parlano di vacanze e distolgo subito lo sguardo, in cerca di qualcosa. Purtroppo gli occhi mi si inumidiscono quando i miei occhi incrociano il tavolo in fondo alla sala. Quello delle cheerleader e dei giocatori. Li vedo. Insieme. Abbracciati, sorridenti, felici, spensierati e solo adesso mi accorgo di quanto siano perfetti insieme. Sembra la scena di un film: “La bellissima e gettonatissima capo-cheerleader della scuola seduta sulle gambe del un muscolo e affascinante capitano della squadra di rugby della scuola. I due si scambiano sguardi dolcissimi e teneri baci.”
Sono veramente fatti per stare insieme, purtroppo. Due lacrime si fanno sentire sulle mie guance. Mi alzo velocemente dal tavolo e senza spiegazioni, mi allontano correndo, tentando di trattenere le lacrime.

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Cinque, quattro, tre, due, uno.. Driiin! Tutti gli studenti escono dalle aule correndo lungo i corridoi, lanciando foglietti di carta e coriandoli in aria. I professori fanno i vaghi, ma si vede che anche loro sono contentissimi che finalmente la scuola sia finita. Il corridoio principale è strapieno di gente che salta abbracciata cantando canzoncine allegre. Mi tappo le orecchie con due libri che avevo in mano, mentre cerco attraverso a stenti di attraversarlo.
Vorrei urlare a tutte queste persone di smetterla, di non festeggiare, ma in fondo le invidio. Loro possono divertirsi, loro hanno il diritto di farlo. Sono contente! Io invece, raggiungo la porta e lascio questo grande edificio, ancora una volta, piangendo. Mi lascio alle spalle tutta quella folla, le aule, i mie amici, i miei ricordi. Voglio sbarazzarmi di tutto questo. Per adesso voglio solo andarmene a casa e chiudermi in camera.

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“The 7 things I hate about you, Oh you, You're vain, your games, you're insecure. You love me, you like her. You make me laugh, you make me cry”
Questo testo mi accompagna mentre cerco di mettere in valigia l’occorrente che mi servirà a “Summer Dreams”. La partenza è prevista per domani mattina. Guardo fuori dalla finestra, il cielo è un manto di stelle. Stasera c’è la luna piena. E’ bellissima, come sempre. Mi piace tantissimo quando c’è la luna di notte, sembra sempre che ti accompagni, fedele e confortante. Le sorrido e mi asciugo le lacrime. –Mi guarderai anche quando sarò in campeggio?- Forse lei è davvero l’unica con cui io voglia parlare: -Mi sosterrai? Ti prego, portami fortuna.- Chiudo gli occhi e lascio che il fresco venticello d’estate mi si infili nei capelli, massaggiandomi la testa.
Torno dentro, quando sento il mio iPhone suonare. E’ Sheila. –Pronto?- La sua voce è amichevole: -Lena, non ti ho più vista oggi, dove eri finita?- Fingo per non sentirmi peggio –Mah, ero solo un po’ stanca, poi sai, domattina parto e...- Lei mi interrompe subito –A proposito di questo, ho due notizie una buona e una cattiva. Quale preferisci?- Resto in silenzio, ho avuto abbastanza sorprese in questi giorni. Sheila capisce che tocca a lei scegliere –Allora, comincio con la cattiva: Demi verrà a Summer Dreams.-


Jacob was right. He’d been right all along. He was more than just my friend. That’s why it was so impossible to tell him goodbye — because I was in love with him. Too. I loved him, much more than I should, and yet, still nowhere near enough. I was in love with him, but it was not enough to change anything; it was only enough to hurt us both more. To hurt him worse than I ever had.
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Bllxima la FF Luuuuuuuu ..
Sl 4um dll DeSeline ho perso il conto XDDDD
Cs ricomincio da qui!!!!
 
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selenaismycall

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Bene sono contenta che almeno tu la leggi qua e non sul DeS xD

~»4 capitolo

Spalmo il mio viso sul cuscino azzurro che tengo con una mano. Sheila si aspettava una reazione del genere. Riavvicino la cornetta all’orecchio, mentre la mia amica cerca di incoraggiarmi:
-Dai Lena, vedrai che non sarà poi così male, certo lei ci sarà, ma non sarai costretta a starci insieme! E poi, la vuoi sentire o no la notizia bella?- Un minimo di speranza ritorna lieve nella mia mente:
-Certo, e me lo chiedi pure?- rispondo io prontamente.
-Allora, ho trovato qualcuno che potrebbe in qualche modo sostituirmi. Una persona che potrebbe darti una mano, della quale ti potrai fidare, casomai ti trovassi male..-
-Beh? Chi è questa salvatrice?-
-Emm..veramente è un lui. E’ mio fratello.-
Sospiro e chiudo gli occhi. Mi lascio cadere all’indietro, sprofondando nel materasso. Non voglio dire a Sheila che sinceramente di suo fratello non m’importa un’ accidente, sarebbe un brutto gesto da parte mia, in fondo lei cerca solo di aiutarmi! Così riprendo fiato:
-Grazie mille. Non vedo l’ora di conoscerlo!- Mento.


Il suono della sveglia irrompe bruscamente nei miei sogni, facendomi svegliare di cattivo umore (come se non fossi già abbastanza in collera!). Butto a terra quell’odioso aggeggio e cerco di riprendere sonno. Purtroppo mia madre, conoscendomi, entra in camera mia spalancando la porta:
-Selena! Svegliati! Devi partire!-
Biascicai qualcosa di incomprensibile, cercando di trasmettere il mio entusiasmo a mamma, sarcasticamente.

Venti minuti dopo esco finalmente dal bagno. Ho una maglietta leggera lilla, un paio di jeans due dita sopra il ginocchio e sneakers bianche. Morbidi boccoli cadono dolcemente sulla schiena. Sulla spalla mi carico la mia inseparabile Pinko viola scuro.
Sono in ritardo, ma è già tanto che mi sia trascinata fin qui! Afferro la valigia e scendo le scale, cercando di non badare ai rimproveri di papà su quanto io sia ritardataria. Mi sbatto la porta alle spalle e attraverso il vialetto. Raggiungo papà in macchina, dopo aver sistemato la valigia nel bagagliaio. Cerco di distrarmi mentre attraversiamo le vie deserte di LA. A quest’ora saranno tutti a dormire, almeno loro!
In dieci minuti arriviamo alla stazione dei pullman, dove mi stanno aspettando per la partenza. Una signorina elegante e ordinata mi accoglie cercando di mantenere un tono di voce gentile:
-Miss Gomez, manca solo lei!-
Saluto velocemente papà e deposito il bagaglio nel porta-valigie. Stavo quasi per salire, quando una mano mi afferra il braccio. Per la prima volta in tutta la giornata mi ritorna il sorriso. Sheila ed io ci abbracciamo. Le chiedo meravigliata:
-Cosa ci fai qui?-
-Sono venuta a salutarti anche io. Te l’avevo detto che sarebbe venuto mio fratello.-
Indica qualcuno dietro di me. Ancora sorridente giro il capo. Dietro di me un ragazzo abbastanza alto sta parlando al telefono. Ha i capelli castani, molto ricci, gli occhi scuri e un sorriso smagliante. Indossa una maglietta color panna, con una giacchetta di pelle marroncina sopra. Un paio di semplici jeans e scarpe chiare. Attacca velocemente, scusandosi con l’interlocutore, appena vede che Sheila lo sta chiamando con un gesto. Si avvicina a noi e si ferma accanto a me.
-Selena, ti presento mio fratello.-
Il ragazzo mi stringe la mano sorridente. Ha degli occhi così intensi che incantano.
-Piacere, Selena.- Aggiungo io ricambiando il sorriso.
-Molto piacere, Nick-


E’ l’una e un quarto quando il pullman finalmente, dopo curve terribili e stradine sterrate, accosta nell’enorme cortile dell’edificio. Siamo isolati dal resto del mondo. Campagna selvaggia, sole spacca-pietre e insetti a palate. Una tristezza infinita!
Ho fatto tutto il viaggio vicino a Nick. Abbiamo parlato un po’ di tutto: scuola, amici, casa e il fatto che anche lui sia stato obbligato a venire. Demi è stata tutto il tempo a spettegolare con le sue amiche e al telefono con Jacob, o meglio, Jacky, come lo chiama lei. Mi innervosisce da morire il suo atteggiamento, infatti Nick l’ha subito notato e ha cercato di distrarmi.
Scendo lentamente dal pullman e mi guardo intorno. Ci sono due edifici: uno con i dormitori e gli spazi per noi, nel secondo la fattoria e i dormitori dei proprietari, che subito ci vengono incontro.
Come ogni anno, si presentano e parlano più o meno del programma estivo: tutte cose che ho sentito migliaia di volte. Non cambiano mai, nel corso degli anni! Dopodiché ci dirigiamo verso le camere. Nel salire le scale con la valigia stavo quasi per cadere, fortuna che c’era un ragazzo biondo, di nome Adam, che mi ha aiutata. Ecco che arriva il momento fatale: l’assegnazione delle camere.

Jacob was right. He’d been right all along. He was more than just my friend. That’s why it was so impossible to tell him goodbye — because I was in love with him. Too. I loved him, much more than I should, and yet, still nowhere near enough. I was in love with him, but it was not enough to change anything; it was only enough to hurt us both more. To hurt him worse than I ever had.
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